venerdì 17 settembre 2010
l'unico Paese
lunedì 19 luglio 2010
Keith Jarrett live
Un pianista immenso, anzi un artista, che può farsi pagare così.
Una specie di ventilatore sul palco, perché il pianista vuole sempre 21 gradi quando suona.
Il caldo che per un’ora e cinquanta minuti sembrava non esserci più.
Tanti appassionati di jazz incantati, soprattutto nella tribuna dove il biglietto costava di meno.
Tanti personaggi che di jazz non sanno nulla ma c’erano lo stesso, eleganti.
Due di quelli eleganti che durante l’esecuzione del primo bis si sono alzati e se ne sono andati.
Tanti altri che subito dopo il primo bis si sono alzati e se ne sono andati.
Un pianista immenso che ha mandato a quel paese chi si è alzato. E se n’è andato.
Keith Jarrett live
mercoledì 16 giugno 2010
Zingonia, un problema elettorale
Zingonia è “un problema”, “una situazione non più sostenibile”, “una grande periferia di degrado”. Zingonia è così prima delle elezioni, che siano amministrative, regionali o politiche. Dopo le elezioni Zingonia è ancora una periferia di degrado, un problema, ma è anche bene lasciarla lì, che torna utile alla prossima tornata elettorale. Il gioco è questo ed è anche abbastanza chiaro. Basti l’ultimo esempio: dal settembre scorso Zingonia era finita di nuovo sotto i riflettori, in vista delle elezioni regionali. Le promesse di nuovi finanziamenti per abbattere i palazzoni di periferia e riqualificare la zona non sono mancate. Passano le elezioni, si fa il punto della situazione circa due mesi dopo. E si scopre che i fondi ora sono a rischio. Tutto in forse, spazzato via anche il titolo de l’Eco di Bergamo che sembrava annunciare l’imminente abbattimento dei palazzoni. E aspettiamo. Di nuovo. Da notare che ben prima dell’ultima fase in cui ci si è interessati a Zingonia i Comuni dell’area, con tutte le realtà del territorio, avevano presentato un ampio progetto di riqualificazione basato sui contratti di quartiere. Un progetto che si era classificato primo al bando della Regione Lombardia. Ma non se ne fece nulla. Poi una nuova ondata di promesse. E ora è colpa della manovra finanziaria, se i fondi non arrivano. C’è tempo.
Zingonia, un problema elettorale
sabato 5 giugno 2010
le zanzare e il momento giusto
giardino, a mangiare, a leggere. Ed è un massacro. Ma c'è il momento giusto in cui ammazzarle, in cui la puntura non è ancora arrivata e la manata può essere decisiva, per farle fuori. E' quando posano il pungiglione sulla pelle, quando vivono (pure loro) quel momento d'attesa ancora prima della goduria, che è il momento di maggior debolezza. In quel momento non capiscono più niente, sono immobili, non le smuoverebbe niente. E uno sberlone non lo toglie nessuno, alle zanzare.
le zanzare e il momento giusto
domenica 30 maggio 2010
Josè l'arci italiano
contratto subito dopo le lacrime. Mourinho un vero italiano. E' più o meno questa la sostanza di un articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera. L'italianità di Mourinho come una grande scoperta, una novità emersa solo dopo la vittoriosa finale di Madrid. Sarà. A me è sembrato italiano fin dall'inizio, fin da quel “non sono un pirla” di un paio d'anni fa. Ha giocato ad attrarre ogni attenzione su di sé, dall'inizio alla fine. Ha giocato con la debolezza di un Paese che sembra drogato di polemiche calcistiche sette giorni su sette. Dopo alcune partite in cui non aveva assolutamente da lamentarsi per la conduzione arbitrale mr. Mou lanciava comunque strali contro gli arbitri per la gioia di tutti i giornalisti di calcio e per la gioia dei suoi tifosi, per definizione faziosi (ci sto dentro anche io, sia chiaro). Polemiche gettate in pasto a chiunque, purchè non si parlasse davvero del suo spogliatoio, dei suoi giocatori, della sua corazzata multinazionale. Ma dopo quelle polemiche, ne sono certo, Josè Mourinho richiudeva la porta di casa e si faceva una bella risata, alla faccia di tutti. Ha fregato tutti, sì, è stato il più italiano di tutti, e ha vinto in un anno ciò che nessun allenatore italiano aveva mai vinto. Sarà mica un caso.
Josè l'arci italiano
Informazione libera e puntuale
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Da Bruni a Tentorio, la città che vivacchia
In un'intervista alla trasmissione dell'ex rettore Alberto Castoldi, il sindaco Franco Tentorio parla di Bergamo come città vittima del “toca negot”, città che “si ferma non appena c'è qualcosa da fare fuori dal comune e fuori dall'ordinario”. Vero. Anzi di più. Il sindaco non ha fatto altro che mettere in evidenza uno dei motivi per cui lui, e il centrodestra, hanno vinto le elezioni amministrative a giugno 2009. Non ho mai creduto che Roberto Bruni e il centrosinistra abbiano perso quelle elezioni travolti dalla ventata politica di leghismo e di destra che soffiava forte ad ogni livello. Al contrario, è stata una sconfitta tutta bergamasca, figlia di una città che vuole conservare, restare in equilibrio, a volte vivacchiare e specchiarsi in sé stessa. Tutto si può dire dell'Amministrazione comunale di centrosinistra tranne che non avesse fatto delle scelte. Scelte che hanno fatto discutere sulla mobilità (chiudere l'accesso alla città per un paio d'ore in una giornata infrasettimanale è coraggioso, nel bene o nel male); scelte pesanti sull'urbanistica con una contrattazione spinta all'estremo per ottenere opere pubbliche in cambio di volumi; scelte ancora una volta coraggiose sulle opere pubbliche: far saltare una tangenziale già appaltata e portare avanti il progetto di sventramento dell'ex parco faunistico, con tutta la sfiga (non ci sono altri termini) che ne è seguita. E di esempi ce ne sarebbero molti altri. La città del “toca negot” vivacchia o più semplicemente non ha apprezzato certe scelte nel merito. Resta da capire chi sarà il primo a saper fare, a saper toccare, senza perdere.
Da Bruni a Tentorio, la città che vivacchia

